EpitaffiOnline

Sei sei triste, se ti senti solo/a, se i tuoi genitori limitano la tua creatività proibendoti di scrivere le tue massime sui muri di camera tua allora questo è il posto giusto per te... Se vuoi suicidarti invece no! :P

Eccomi

Utente: JackCalatrasi
Nome: Jack Calatrasi
Sono Jack Calatrasi, nato in Italia ma emigrato in America per lavorare presso L.A. Santadellabalera Memorial Hospital. Ho lasciato il mio mondo per venire a Gao per ritrovare l'altra parte di me che ho perso.

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martedì, 27 gennaio 2009
Castelli di acqua e di vento

Camminando per la spiaggia al calar del sole

Incontrai dei passi sulla sabbia che il mare non aveva ancora cancellato.

Erano passi leggeri, lenti, di una persona che sfiora appena il terreno perché cammina nell’aria.

Mi domandai di chi fossero e decisi di seguirli.

 

Camminando per la spiaggia al calar del sole

Incontrai il vento sulla mia pelle.

Sapeva di pensieri sciolti, semplici, intensi che volavano liberi nell’aria.

Mi domandai di chi fossero e decisi di racchiuderli tra i miei.

 

Camminando per la spiaggia al calar del sole

Incontrai la musica che venne alle mie orecchie.

Il volume era alto come se volesse mascherare qualcosa, coprire il rumore di se stessi.

Mi domandai chi l’ascoltasse e decisi di sentirla.  

 

I sassi andavano pian piano diminuendo come se qualcuno li collezionasse.

Incontrai castelli di acqua e di vento.

Li osservai passando oltre e stando attento a non farli crollare.

Aumentavano sempre più ed ecco che formavano un paese… una città.

Trovai delle strade prive di polvere che li collegavano.

 

Mi fermai, domandandomi se continuare a seguire quei passi oppure no.

Forse chi li aveva lasciati non voleva essere seguito.

Forse chi li aveva lasciati non aspettava altro che qualcuno li seguisse.


Guardai il mare che si stava facendo grosso.

Guardai il cielo che si stava facendo cupo.

 

Con le pietre costruii una barriera.

Con il vento asciugai la pioggia.

 

E dopo averli protetti ripresi il mio cammino attraverso quella nuova e affascinante città.

 

(J.C.)

 

Postato da: JackCalatrasi a 15:08 | link | commenti |

mercoledì, 14 gennaio 2009
Noi siamo fatti della nostra volontà

Seduto sul bordo della strada
guardavo la ripida salita che si
presentava davanti ai miei occhi.
Sulle spalle, il pesante zaino conteneva tutte le preziosità della mia vita...
... ma era troppo pesante per affrontare quella salita che a me sembrava immensa.

Pensai che per farcela dovevo per forza lasciare a terra qualcosa.
Pensai che per farcela dovevo per forza rinunciare a qualcosa di prezioso che avevo con me.

Stavo per farlo...
Stavo per disseminare me stesso...
Una voce mi disse di non farlo... era la mia Volontà.
Mi disse di andare ugualmente avanti senza paura.

L'ascoltai e l'impervia salita divenne un docile dosso.

Quando fui dall'altra parte,
mi voltai indietro e vidi che il dosso era diventano pianura...
... e il mio zaino era ancora pieno di ricchezza.

J.C.

Postato da: JackCalatrasi a 21:04 | link | commenti |

domenica, 23 dicembre 2007
Perso tra la neve di una notte di Natale

La vita è la tua realtà di tutti i giorni.
I sogni sono ciò che vorresti vivere.
La veglia invece è la finestra tra i due mondi dietro la quale stai a guardare, aspettando un cenno per uscire.

Capita a volte che ti ritrovi a passeggiare tra i tuoi sogni.
Rivivi i vecchi e ne trovi di nuovi.

Ieri passeggiavo tra i miei e li vedevo sempre uguali. Guardai se per caso fosse germogliato qualcosa di nuovo ma il terreno era interamente coperto di neve.
Iniziai a sentir freddo. Un freddo che andava aumentando sempre più.
Non bastava la coperta che avevo lasciato su di me a riscaldarmi.

Freddo e vuoto. Non c’era più niente intorno a me. Forse, senza accorgermene, mi ero spinto troppo in là  finendo in chissà quale angolo inesplorato della mia mente.

Da lontano intravidi un bagliore… come fosse luce che filtra da una finestra.
Mi avvicinai… era proprio una finestra!
Erano i miei occhi.

Mi trovavo dietro di loro e osservavo ciò che accadeva intorno a me.
C’era tanta gente in festa che rideva e si divertiva. Credo fosse una cena tra amici.
Gli occhi si spostavano rapidamente sulle persone.

Molte volte si soffermavano su di una in particolare...

Subito riprendevano ad esplorare, cambiavano forma… Potevo facilmente scorgere gli stati d’animo dalla forma che assumevano.
Per la maggior parte del tempo erano flessi e le immagini erano nitide: quella era gioia.
Altre volte si aprivano come il diaframma di una macchina fotografica e le immagini sfocavano. Smettevano di muoversi per fissare un punto soltanto… e quella non era gioia.
Cercavo intorno a me qualcosa che mi permettesse di leggere i pensieri ma non trovavo nulla.

Il freddo mi assalì nuovamente ed insieme a questo anche l’ansia.

Aveva iniziato a nevicare. Era inverno dentro di me.

Attraversai di corsa quella finestra che separa i due mondi e mi ritrovai sotto le coperte mentre un gelido spiffero continuava a soffiare sulla mia nuca.

Era un nuovo giorno.

(J.C.)

Postato da: JackCalatrasi a 14:57 | link | commenti (5) |

giovedì, 06 settembre 2007
Risvegli ad occhi aperti

Stamattina ho aperto gli occhi e ho visto la dolcezza accanto a me.
Ho spostato il cuscino dalle mie orecchie ed ho sentito il tuo respiro.
Ho sciolto le mie braccia annodate dalla notte e ho sentito il tuo calore avvicinandole.
Il mio naso era già perso nel profumo dei tuoi capelli legati.

Ti desidero.
Sei il risveglio dei miei sensi.

(J.C.)

Postato da: JackCalatrasi a 13:11 | link | commenti (7) |

L'amore è... (secondo Jack)

come una bilancia che pesa il tempo
la solitudine e il silenzio
come un buco nell'universo
da dove arrivano i sogni
come una cesta da riempire
e da non vuotare mai...

[...]

come la strada che mi porta sempre
nel luogo esatto in cui voglio arrivare
come quel posto lontano dal centro
dove mi fermo a riposare
come una patria senza bandiera
dove sentirsi liberi

(Jarabe De Palo - Nicolò Fabi)

Postato da: JackCalatrasi a 13:07 | link | commenti (2) |

venerdì, 10 agosto 2007
Ore 6.07

Il mio treno è già partito alla volta della capitale. Il mio percorso deve continuare.
Ho visitato luoghi in cui si rispecchiava il "lato buono" di internet... quello che ti fa conoscere, scoprire, incontrare persone importanti.
Un lato che purtroppo non tutti riescono a cogliere, fermandosi solo al più arido ed orientato link: "clicca qui per conoscermi".

E' l'alba di un nuovo giorno.
Intravedo il sole che fa capolino tra i monti mentre il dondolìo del treno rende la mia calligrafia un mare in tempesta.
Mi spiace andar via, mi spiace lasciare una persona importante ma il mio posto non è qui.
Ho costruito dal nulla un legame con le parole.
Le ho riviste in uno sguardo un po' imbarazzato.
Le ho sentite in un abbraccio.
La loro forma è cambiata: il miracolo in una sequenza di squadrati tasti che diventa il soffio vitale che anima un corpo.
Basta questo...
Basta dire che fra le tue valli d'ocra, le tue verdi vigne e l'azzurro di un mare d'acqua dolce che regala gioie e dolori, io sarò ogni volta che avrai bisogno perchè non sarà la solitudine il tuo treno.
Non saranno le incertezze i tuoi binari nè la tristezza la tua stazione.

Come questo mio treno che poco a poco si va riempiendo all'alba di questo nuovo giorno, anche il tuo verrà occupato da un passeggerò che prendera per sè tutti i tuoi posti.

Affettuosamente tuo
Jack

Postato da: JackCalatrasi a 16:11 | link | commenti (19) |

giovedì, 12 luglio 2007
Profumo

Una mattina di un lontano 21 marzo aprii gli occhi,  svegliato da un intenso profumo che aleggiava nell'aria.
Era il profumo della primavera.
Entrava da quella finestra laggiù nell'angolo che per tutto l'inverno era rimasta chiusa.
Forse la dimenticai aperta la sera precedente quando andai a letto. Non ero in me, asfissiato dall'aria chiusa dei miei vecchi pensieri.
Tutt'intorno a me un luminoso profumo, una gioiosa sinestesia che colorava le pareti d'arcobaleno.
Mi affacciai e respirai profondamente e, improvvisamente, i grigi e vecchi opprimenti cieli si dissolsero nel intenso giallo di una distesa di ginestre in fiore.

Quell'anno la bella stagione fu breve, i cambiamenti climatici la stravolsero.
Mi ritrovai così a dover chiudere, di nuovo, la finestra per evitare che l'aria fredda entrasse a raffreddare la mia casa.
Mi ritrovai così a dover chiudere, di nuovo, il mio cuore per evitare che l'aria fredda entrasse a raffreddare la mia anima.
Fu quello l'autunno dei sentimenti.

(J.C.)

Postato da: JackCalatrasi a 19:10 | link | commenti (6) |

mercoledì, 20 giugno 2007
L'arte di esprimere le emozioni

Scrivere
Fotografare
Suonare


Tre ambiti differenti in cui l'animo umano esprime le sue forme.
Tre modi diversi per comunicare al mondo esterno ciò che si ha dentro.
Ciascuno di essi ha il suo tempo, il suo luogo, il suo soggetto.

Quando scrivi pensi a qualcosa.
Quando fotografi osservi qualcosa.
Quando suoni senti qualcosa.

Io non sono mai stato un eccellente scrittore. Nonostante ciò mi sono sempre sforzato di riuscire ad esprimere i miei

pensieri al mondo o più umilmente a chi volesse conoscerli.
Non importa chi sia il destinatario delle parole. Esse sono lasciate alla libera interpretazione e al libero desiderio di inoltrarsi nella vita di qualcuno che sta scorrendo parallelamente alla nostra.

Curiosità forse innata, la mia, che mi porta a domandarmi cosa stia vivendo in questo istante una persona cara, un amico, un semplice conoscente.
Un modo forse per non voler restare chiusi nel proprio corpo ma per vivere anche ciò che c'è al di fuori e che in teoria non dovrebbe minimamente interessarci.
Rendersi partecipe dell'altrui vita è una spiccata forma di interesse nei suoi confronti.

What else is there?

Voglio che i miei pensieri siano liberi dalle segrete pagine di un diario di carta, che possano viaggiare dove il vento di byte li porti. Non importa se finiranno in un terreno sterile o troppo acido per far nascere qualcosa di buono. Accanto ad ogni terreno sterile, sono convinto che ce ne sia almeno un altro fertile disposto a riceverli.

Non sono mai stato un eccellente fotografo. Nonostante ciò mi sforzo sempre di dare un senso all'istante che impressiono.
Fotografo persone, paesaggi, oggetti.
A volte l'esser critico mi assale e butto decine di foto che a mio avviso sono vuote... semplici campagne pubblicitarie per quel soggetto.
Altre volte, invece, ingrandirei n volte quell'immagine, tappezzerei ogni parete disponibile, la farei vedere a tutti.
Molti soggetti credono di non venir bene in foto e per me non esiste soddisfazione maggiore di riuscire a dimostrar loro l'esatto contrario.
Mi piace sentirmi dire grazie, mi piace ancor più rispondere che io non ho fatto nulla se non quello di guardare con occhi diversi.
Un paesaggio può pure essere splendido ma ciò non implica che un pittore incapace lo sappia ritrarre degnamente.

Ognuno ha un soggetto preferito.
C'è a chi piacciono i monumenti.
C'è a chi piace l'arte astratta e cerca di trovare la perfetta inquadratura per fa apparire non banale ciò che in realtà lo è.
C'è chi come me piacciono i paesaggi e le persone.
C'è un profondo legame tra queste due cose.
I paesaggi suscitano in te emozioni quando li osservi.
Le persone vivono invece le emozioni quando le osservi. Basta uno sguardo o una smorfia a dir più di 1000 parole.


Le foto non possono circolare liberamente su internet come i pensieri.
C'è bisogno che l'altra persona sia d'accordo per non violare la sua intimità.
Poco importa. La foto è come una lettera diretta a quella persona. Solo lei può avere il diritto di leggerla e solo il di lei pensiero mi importa.

Non sono mai stato un eccellente musicista.
Anzi non lo sono proprio. Misconosco la tecnica, non so leggere il pentagramma. Di sette maggiori accordi è fatta tutta la mia conoscenza.

Ciò mi fa sentire in gabbia, non libero di usare questo mezzo che forse è il più vicino al cuore nei suoi momenti di musichevole silenzio.
Nei momenti in cui non ti va di pensare perchè hai troppi pensieri per la testa e desideri solo che essi si trasformino in piene note che solo tu ascolterai.
Allora ti siedi davanti al piano e poni le mani sui tasti.
Stai per iniziare quando ti ritrovi ignorante di quell'alfabeto.
Tu, che pur conosci 21 lettere, entri in confusione per sole 7.

Vorrei saper suonare...

Musichevolmente vostro
Jack

Postato da: JackCalatrasi a 14:33 | link | commenti (3) |

sabato, 09 giugno 2007
Lo specchio

Io sono lo specchio.
Rifletto l'immagine della tua anima, l'abito della tua essenza.
L'esteriorità passa attraverso i miei atomi senza lasciare traccia.
L'apparenza scivola liscia sul mio vetro senza alcun alone.
Guardami. Non aver timore.
Non ti dirò che sei la più bella del reame perchè non mi è stata concessa la parola.
Te ne accorgerai da sola se la mia superficie non sarà coperta di polvere perchè i colori brilleranno oltremodo.

J.C.

Postato da: JackCalatrasi a 11:08 | link | commenti (4) |

venerdì, 25 maggio 2007
Dentro al replay

Quella notte Jack si addormentò tra mille pensieri.
Nessuno di essi però uscì fuori dalla sua mente, nessun messaggio...
"Cosa mi scriverai stasera?" chiese lei ancora col sapore di un bacio.
"Nulla... stasera non scriverò nulla" rispose lui preso ancora da quel incomprensibile sapore.
Un sapore che faceva girare al contrario il mondo: piangeva chi rifiutava e non chi veniva rifiutato.
Inutile chiedersi che senso avesse tutto ciò. Domande che solo gli stolti possono porsi o chi trova piacevole far soffrire se stesso cercando qualcosa che può non esistere ed essere solo frutto del momento.

Jack non credeva più ai momenti perchè per la maggior parte di essi la vita era solo un carnevale.
Alla stregua dei bambini, giocavano a travestirsi ed il loro travestimento era tanto più credibile quanto più pura era la persona che avevano davanti.

Jack si lasciava avvolgere da quell'abbraccio e si perdeva in quel cielo costellato di baci, così scuro da non riuscire più a distinguere la linea dell'orizzonte, così intensi da non riuscire più a distinguere il confine.

"Se non vuoi stare con me allora perchè mi baci?" domandò lui di fronte all'ennesima copia di mille riassunti.
"Ho bisogno di tempo... e... perchè volevo farlo"
"Domani non ricorderai più nulla..."
"Non pensare al domani, non sei felice adesso?"
"Non come vorrei" e alzò gli occhi al cielo per vedere quella spada che pendeva silenziosa sopra la sua testa. Attaccata ad un filo sottile, sulla sua tagliente lama c'era inciso il severo monito del passato.
Un monito che lui si proponeva sempre di seguire ma che finiva sempre per ignorare perchè non era quella la sua natura.

"Tu non sei innamorato di me" affermò lei.
"Cosa te lo fa pensare?"
"Perchè altrimenti ci staresti molto più male"
"Non fidarti solo di ciò che si pone mero davanti ai tuoi occhi. Chiudili e ascolta ciò che c'è intorno. Forse riuscirai ad avvertire una voce che giace soffocata. Vorrebbe uscir fuori e narrare tante cose ma qualcosa, o meglio qualcuno, la tiene chiusa dentro di sè. Non vuole farla uscire perchè poi non potrebbe più rinchiuderla e soffrirebbe a vederla morire inascoltata.
Troppe volte mi sono lasciato trasportare dalle persone sbagliate. E ciò che mi hai detto prima non depone certo a tuo favore."


Trascorsero il resto della serata abbracciandosi e baciandosi in una strada che non aveva nè direzione nè segnali.

Nessuna striscia bianca separava la banchina dalle corsie perchè nessuno vi era mai passato prima a segnar qualcosa.
Era tutto ignoto. L'unica cosa certa era la coscienza di se stessi, di trovarsi lì in quell'ìstante come quando si osserva una mappa e si scorge il punto rosso "You are here".


Fu una notte lunga e tormentata.
Ai sogni si susseguivano incubi, un caldo innaturale che portava a scoprirsi, forti rumori di qualcosa che cadesse.
Ognuna di queste cose lo svegliava e lo riportava al mondo reale e a ciò che era accaduto poche ore prima.
Erano appena le cinque del mattino.
Il più classico e frequente degli incubi: una ragazza tra le sue braccia e qualcosa di profondamente malvagio che si stava velocemente impossessando di lei e lui si opponeva con tutto se stesso a questa cosa.
La guardava incessantemente con occhi ardenti di ferma volontà e intensa passione senza alcuna paura. Stava combattendo una guerra con quelle sole potenti armi e con una voce, più simile ad un ruggito, che gridava:"Vai via da lei!"
Sentiva di potercela fare ma, proprio ad un passo dalla vittoria, si risvegliava.

E si svegliava tutto sudato, con la voce tirata come se avesse gridato sul serio e con quegli stessi occhi.

Un sogno che porta dentro di sè la metafora di lottare per qualcosa che si desidera davvero e di non fermarsi davanti a nulla.

Questo è Jack Calatrasi.
Questa è la sua anima.

Alle 8.30 la sveglia lo ricondusse al mondo reale.
Mentre faceva colazione accese il cellulare desideroso di sentirlo suonare ma consapevole di trovarlo muto.
Invece suonò...
Un messaggio.
"Non mi sono dimenticata... Buona giornata!"
Accese la radio e trovò una canzone che gli aveva fatto compagnia durante le notti passate.


Dentro al replay
fra miliardi di altri ci sei
e non hai scia
luminosa d'auto
anche di periferia
come i sogni che farai
o prenderai a noleggio
quando ti addormenterai
con le scarpe sul letto
Dentro al replay
con la testa girata un po' in su
da fotografia
ci sei anche tu prima di andare via
"se rimango ancora qui
è come se morissi
e guardandomi allo specchio
ad un tratto sparissi"
Cadono le stelle e sono cieco
e dove cadono non so
cercherò, proverò, davvero
ad avere sempre su di me il profumo delle mani
riuscire a fare sogni tridimensionali
non chiedere mai niente al mondo
solo te
come una cosa che non c'è
cercando dappertutto anche in me
ti vedo
Dentro al replay
per un attimo c'ero e anche lei
ma in quel momento
qualcosa ho cancellato
si è fermato il tempo, la sua regolarità
e come se morissi
è sparita anche la luna,
è cominciata l'eclissi
Cadono le stelle
allora è vero
e io non so se ci sarò
dove andrò
non lo so se lo merito o no
se correggerò gli effetti dei miei guasti nucleari
se troverò il coraggio ti telefono domani
e più sarò lontano e più sarò da te
dimenticato e muto
come uno che non c'è
tornerò, tornerò davvero
a sentire su di me profumo delle mani
di notte io farò sogni tridimensionali
senza chiedere mai niente al mondo
neanche a te
senza chiedermi perché
ti vedo dappertutto
anche in me
ti vedo


(Replay - Samuele Bersani)






Postato da: JackCalatrasi a 10:39 | link | commenti (4) |