Sei sei triste, se ti senti solo/a, se i tuoi genitori limitano la tua creatività proibendoti di scrivere le tue massime sui muri di camera tua allora questo è il posto giusto per te... Se vuoi suicidarti invece no! :P
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Nome: Jack Calatrasi
Sono Jack Calatrasi, nato in Italia ma emigrato in America per lavorare presso L.A. Santadellabalera Memorial Hospital. Ho lasciato il mio mondo per venire a Gao per ritrovare l'altra parte di me che ho perso.
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"Frank... ci vediamo presto"
"Ma sì Jack... vienimi a trovare a settembre quando torni di nuovo su..."
Un abbraccio, un bacio e io, Fedy e la mamma di Frank lasciammo Lugano alla volta di Milas.
Gli avevano offerto un posto di lavoro preso l'ospedale locale per 5 mesi e lui aveva accettato.
Mi dispiaceva separarmi per l'ennesima volta dal mio più caro amico ma così va la vita.
Da quando, nel lontano 2001, si era definitivamente trasferito a Milas, riuscivamo a vederci solo una o due volte l'anno. Nonostante ciò la profonda amicizia che ci legava e che ci portava a condividere gioie e dolori, è rimasta tale e quale.
E' l'unica persona di cui mi fido ciecamente e per cui darei la vita se fosse necessario.
Ripenso al pomeriggio trascorso a cenare al Mc Donald con la splendida vista del lago di Lugano ed il viaggio di andata in auto....
La sua stanza mi sembra vuota adesso... sono solo io, i miei pensieri e le sue cose. Resterò qui altri due giorni prima di ripartire.
Ripenso al libro di Fabio Volo - Un posto nel mondo - che ho letto quando ero al mare e alla sua frase: "Non si deve cercare la donna della propria vita ma una vita per la propria donna".
Trovai questo libro guardando per caso in uno scaffale della stanza in cui dormivo.
Ero a conoscenza della sua esistenza perchè molte persone ne avevano parlato nei loro blog e persino la mia ex Joy era una sua fan.
Naturalmente io dovevo discostarmi dalla massa e per nulla avrei letto un libro scritto da un dj di Radio Deejay. Lo immaginavo vuoto di contenuti, una trovata commerciale simile ai libri o film scritti e prodotti da diversi cantanti.
Inizia a sfogliarlo un po' per noia al mattino mentre aspettavo che Frank e Fedy terminassero le loro questioni di coppia.
Pagina dopo pagina, però, iniziavo ad essere preso da quel racconto, perchè per certi versi mi identificavo in uno dei due protagonisti, Michele.
In particolare quella frase mi ha fatto riflettere...
A cosa serve cercare e magari trovare la donna della propria vita se poi nn si ha una vita da offrirle?
Su quali basi si fonderebbe il rapporto?
Sul colmare le reciproche mancanze oppure sull'investire risorse sull'altra persona sperando che raggiunga i traguardi che non si è riusciti a raggiungere?
O ancora, che ruolo assumerebbe questa persona?
Una su cui proiettare la propria esistenza facendone una ragione di vita?
Va da sè che tutto ciò non delinea i confini di un rapporto costruittivo ma di una dipendenza reciproca e di una incapacità a stare da soli.
Una canzone di Marco Masini recitava così:
Io non ti sposerò
perché non sarei io
la vita la vivrò
amando a modo mio
io non pronuncerò
le solite promesse
davanti alla città
e a un Dio che io... non so...
io non ti sposerò!
Per bruciare lentamente ogni emozione
e cadere in braccio all'abitudine
per addormentarsi alla televisione
in pantofole...
Io non ti sposerò
per credere all'idea
che quando lo farò
sarai per sempre mia
non ti regalerò
carezze e tradimenti
la nostra dignità
io la difenderò
ma non ti sposerò!
Io non sorriderò
nella fotografia
della felicità
che il tempo porta via
io non ti chiederò
di rinunciare al mondo
all'eventualità
di dirmi anche di no...
io non ti sposerò!
Per riempire i nostri vuoti con un figlio
e non fare più all'amore prima o poi
ma cercare in fondo al cuore un po' d'orgoglio
per salvare lui...
[...]
Per quanto qualcuno possa pensare che porti sfiga, le sue parole sono vere.
Descrivono la vita che siamo abituati a vedere nelle commedie in tv o magari fra i nostri genitori. Quando il matrimonio si trasforma in abitudine e diventa terreno fertile per la noia.
E viene da domandarsi per quale motivo possa accadere tutto ciò.
Eppure sono tante le storie che hanno questo epilogo.
Molte volte mi sono chiesto cosa avessi io da offrire ad una donna e tutte le volte la risposta è stata sempre: "Me stesso".
Ma chi mi assicura che il "me stesso" sia abbastanza per costruire ed alimentare qualcosa?
Non sono affatto obiettivo per poterlo sottoscrivere e credo che pochi sarebbero capaci di affermarlo.
Gli unici a poterlo fare sarebbero coloro che hanno pensato e pronunciato quella frase. Viceversa sarebbe come lasciare tutto al caso.
"Boh... adesso non so rispondere. Magari lo capirò quando troverò la donna della mia vita e avrò sperimentato il rapporto"
1000% di probabilità che tutto andrà a puttane...
Personalmente quindi posso rispondere solo a metà. So di poter offire un punto di riferimento, una persona sempre presente, ricca di interessi e di stimoli, ondulata e mai piatta.
Il resto devo ancora capirlo.
Mi rendo conto che non è facile. Credo che si raggiunga, più che la conoscenza completa, una sorta di sottile equilibrio fra il sapere ed il non sapere.
Alla fine tutto si riduce ad un gioco di equilibri che non è facile da iniziare nè da mantenere.
Probabilmente è questa la ragione per cui sono uscito dal mio sogno.
Perchè non riuscivo a raggiungere un equilibrio con quella persona. Per tanti motivi che da una parte potevano sembrare opinabili mentre dall'altra no, fattostà che il risultato finale non cambiava.
Forse eravamo diventati Michele e Francesca, due persone che si erano innamorate l'uno dell'altra in un momento sbagliato e che avevano capito di essere fatte per stare insieme solo dopo essersi lasciati ed aver condotto, per diversi anni, vite diverse.
Eppure il mio carattere esclude che ciò che non è oggi potrà essere domani.
Una sorta di autoprotezione contro i sogni a lungo termine che potrebbero portare a pesanti conseguenze sentimentali. Sono consapevole che ciò porti a vivere una vita al 50% delle possibilità ma credo che un interesse che sta alla base di un rapporto debba procedere di pari passo in entrambe le persone e che nessuno dei due penda più nel futuro rispetto all'altro.
E' meglio sapere subito se una persona è interessata a te per costruire qualcosa oppure saperlo dopo vivendo ogni giorno nella speranza di un sì?
Se il sapere viaggia su un tempo per cui un giorno diventa lungo quanto un mese allora è meglio saperlo subito.
Consapevolmente vostro
Jack
"Non devi cercare la donna della tua vita, ma una vita per la tua donna.
Altrimenti cos'hai da offrire?
Cosa metti in tavola?"
(Fabio Volo - Un posto nel mondo)
Ore che
lente e inesorabili
attraversano il silenzio
del mio cielo
per poi nascondersi
ad un tratto
dietro nuvole
che straziano il sereno
sentirle riaffiorare
quando tutto
sembra aver trovato il giusto peso...
Distratto, stupido e testardo
sono tornato in un posto in cui mi ero ripromesso di non andare più.
Disteso sul mio letto osservo le nuvole che coprono il cielo della mia stanza.
Una perturbazione improvvisa le ha riportate qui...
Sono come delle lavagne in cui poi posso sorgere diversi disegni del mio passato.
Rivedo un ospedale e tanta paura, rivedo la complicità nell'affrontare tutte le difficoltà, rivedo un veterinario e un amore che cambia forma...
Tutto mi scorre davanti sospinto dal vento di quelle parole.
Ma non è il passato a farmi male...
E' il rivederlo nel mio presente e in quello che credevo fosse il mio sogno.
Non posso permettere al mio cielo di rannuvolarsi così.
Non posso...
Nuvolosamente vostro
Jack
È incredibile come, pur essendo lontano diverse centinaia di chilometri da Gao, mi sembra in realtà di non essermi mosso per nulla.
Ciò che segna la differenza sono le persone con cui sto...
Il mio caro amico Frank e la sua ragazza. Siamo partiti da Milas due giorni or sono dopo una notte trascorsa in ambulanza del 118. Una notte in cui la mia vita si è incrociata nell'abisso di tante altre diverse.
Magari il signor Salvi non si ricorderà più dei ragazzi che lo hanno trascinato tremante giù per le scale mentre le imprecazioni si perdevano tra le mille gocce di sudore.
Magari Simon non si ricorderà più di chi stava accanto alla sua barella e non conosceva altre piste bianche se non quelle da sci..
Un turno di dodici ore che ti fa sempre riflettere se sei un profano e non lo fai per mestiere... Perché poi finisci col farci l'abitudine...
Il sole ha ormai smesso di picchiare qui in spiaggia. Mentre scrivo, ogni tanto osservo il pontile alla mia destra. Un normalissimo ponte a vederlo, né troppo alto né troppo lungo... eppure quando quella notte fui così vicino al punto in cui esso guarda il mare provai una strana sensazione.
Il mio sguardo si perdeva in quella distesa buia.. E alle mie spalle c'era invece la luce.. Non riuscivo proprio a capire cosa richiamasse così intensamente la mia attenzione. Era come una voce che mi chiamava.
Guardai in basso e pensai ai tanti scrittori di "abissi".. A cosa avrebbero fatto al posto mio.. Se si fossero lasciati trascinare dal richiamo del vuoto.
Il vuoto.. Ecco cos'era.. Non c'era alcun riverbero di tutta quella luce che brillava alle mie spalle ed ecco che ti sembrava di essere giunto alla fine del mondo... di essere arrivati al bordo del disco. Avrei voluto scattare una foto di quel nulla ma sarebbe venuto fuori solo uno schermo nero. Del resto come puoi sperare di poter fotografare qualcosa che più che una immagine è una sensazione...
Profondamente vostro.
Jack
Jack stava fermo a guardare la piccola cappela all'interno dell'aeroporto. Dentro vi erano tante rose che offrivano in omaggio il loro rosso amore alla statua della Madonna.
Mancava meno di un'ora al suo volo per Milas e i minuti di attesa erano tanti quanti i pensieri che attraversavano in quel momento la sua mente.
Pensava ancora a quando quella sera lei non si presentò all'appuntamento. Lui l'aspetto per diverse ore seduto al tavolo con quella rossa rossa. Ore che sembravano giorni.
Ore di vuoto, giorni di assenza.
Non una sua notizia. Quando inizio seriamente a preoccuparsi, il cameriere arrivò portandogli un bigliettino su cui era scritto:
"Scusami Jack se non sono venuta. Non me la sono sentita di fare questo passo. Ci ho pensato su più e più volte e mi sono resa conto che sebbene tu sia stato l'unico che in questi anni mi abbia fatto provare delle emozioni, non mi sento pronta per legarmi a qualcuno. Mi riesce difficile dare fiducia e lasciarmi andare perchè mi rendo conto di avere per adesso altri pensieri che mi "distraggono"... Non me ne volere... Vorrei che io e te restassimo amici... Ma so che ciò non sarà possibile perchè la strada verso di te è una sola."
Posò il foglietto sul tavolo, si alzò e andò via dal locale.
Già sapeva che il mistero del terzo fiore non sarebbe mai stato svelato sebbene lei fosse arrivata a capire i primi due.
La storia, ormai, era un puntuale susseguirsi di deja vù e il pensiero di aver trovato una persona diversa si perdeva nell'amarezza di quelle parole.
Arrivato sotto casa, prese la rosa e la depose vicino alla foto di una ragazza che dieci anni prima era morta in un incidente stradale proprio in quell'incrocio.
Pensò che l'amicizia era divenuta ormai l'uscita di sicurezza degli amori non sbocciati.
Poco importava se varcare questa soglia poteva costare parecchio all'altra persona. L'importante era cercare di non perderla pur non potendole dare ciò che desiderava.
Ma questa volta non poteva andare così. Decise di far saltare tutti i ponti nella fatua speranza di dimenticarla presto e tornare a condurre una vita normale.
Far finta che tutto fosse stato un sogno dal momento che lei era stata la prima a confondere la materiale realtà con l'evanescenza delle bellissime parole che lui ogni giorno le dedicava.
Inutile chiedersi perchè.
Inutile chiedere perchè.
Un sospiro fermo i suoi pensieri.
Si fece il segno della croce.
Mise mano al suo trolley e si diresse verso le sale di imbarco...
(Fine)
(J.C.)
In una lontana notte di agosto, il caldo era troppo opprimente per prendere sonno. Decisi di scendere in spiaggia sperando che il mare, con la sua risacca, mi cantasse una ninna nanna.
Al chiarore della luna, di lontano vidi un grande fuoco.
Mi avvicinai... era circondato da tanta gente che si divertiva e lo ammirava per la sua mastosità.
Come fosse un cantastorie, tutti pendevano dalle sue parole cammuffate da scoppiettii.
Nessuno però di preoccupava di alimentarlo... Erano tutti intenti ad ascoltare le sue belle parole e a trarre giovamento del suo calore.
Ma nulla dura se non viene alimentato.
E così di quel fuoco rimase ben presto solo cenere che il vento portò via insieme alle sue ultime parole.
J.C.
Ero fermo in coda nel sottopassaggio a pochi passi dal porto...
La musica era al consueto volume da single di 110 dB ma non l'ascoltavo. Nella mia mente c'erano troppi pensieri. Troppi se...
E se non avesse ripreso a respirare...
E se fosse andato in arresto... avrei avuto il sangue freddo per accedere alla mia memoria e ricordare le fasi di una rianimazione?
E se...
La storia non è fatta di se... ed ecco com'è andata realmente.
"Uff... Jack ma quanto tempo dobbiamo aspettare ancora qui... non è che abbiamo soltanto lui da riportare a casa... Qui si sono messi a discutere allegramente col dottore e non escono più..."
"Che vuoi che ti dica Ric... lui sta male... si agita e si è pure sganciata la supercazzola drenante che aveva attaccata dietro la schiena. Guarda un po' il rivolo di dindin che sta annaffiando l'arido lenzuolo...!"
"Ma nooooo... senti busso io adesso..."
Vidi la figlia uscire dalla stanza e ci fece cenno di tornare in ambulanza mentre scambiava le ultime parole col dottore.
Mentre viaggiavamo, osservavo silenzioso la situazione che avevo davanti.
Un signore che in gioventù doveva esser stato un bell'uomo... alto... dal momento che era troppo lungo per la barella... e che gli anni avevano impietosamente piegato angolo dopo angolo.
Il signor Bensi abitava in una via del centro... palazzo antico... terzo piano senza ascensore e gradini così alti da farti imprecare dalla A alla Z.
"Jack, mettiamolo qui nella sedia"
"Attento che il materassino è completamente zeppo del liquido che piace tanto alla Chiabotto..."
"Spiritoso!... Dai..."
"Hmmmm... signor Bensi... le braccia sul petto che la mettiamo nella sedia... Non così... Ok... pronti... Uno.. due.. quattro!"
E al mio quattro lo mettemmo seduto... ma il signor Bensi aveva deciso di non collaborare più inziando ad ondeggiare come un ubriaco... o un moribondo...
"Ric.. non possiamo salirlo così, non si regge! Prova a stringere di più la cinghia... Signor Bensi... forza che ci stiamo muovendo... Ok... è tornato rigido..."
Varco la soglia del portone aiutato dal mio collega ma mi fermo subito perchè qualcosa aveva attirato la mia attenzione...
"Cavolo... ma è troppo rigido..."
Una rapida occhiata mi fece capire che le cose stavano prendendo una brutta piega...
"Signor Bensi... mi sente??? Signor Bensi! " scuotendolo dalle spalle ma senza ottenere alcun risultato... solo uno sguardo vitreo perso nel vuoto.
"SIGNOR BENSIIIIIII !!!!!" gridai...
"O MMMMERDA!!! HA PERSO I SENSI E NON RESPIRA!!!
PRESTO RIC REBALTA LA SEDIA!!! PRESTO!!!!!"
"Ma la testa! Così sbatte la testa a terra!"
"NO!!! LA TENGO IO... DAI !!!!"
In meno di un secondo il signor Bensi era gambe all'aria mentre il mio orecchio e la mia guancia cercavano affannosamente di sentire un vento che sbattesse su di loro.
Ma era calma piatta....
Controllai subito il battito... mancava solo l'arresto cardiaco...
Ma Eloim volle che nell'istante in cui mettessi le dita nella fossetta carotidea, lui riprendesse con un rantolo a respirare...
Aprì un po' gli occhi... adesso reagiva agli stimoli...
Vidi sua figlia che ci osservava mentre gli teneva l'altra mano.
In quel susseguirsi così violento di istanti non l'avevo più considerata... non so cosa avesse fatto e dove fosse stata...
Dissi a Ric di comunicare al 118 che c'era un paziente in stato vigile, con difficoltà respiratorie.
Intanto io stavo lì a ginocchioni accanto a lui... Osservandolo per cogliere un eventuale altro segno di cedimento... Era pallido... le gambe bianchissime e un polso che non riuscivo a percepire.
L'ambulanza arrivò dopo dieci minuti. Dieci soli minuti che mi sembrarono un'eternità.
Lo caricarono in barella. L'unica cosa che riuscii a leggere sul display del saturimetro furono 140 pulsazioni al minuto e il 76% di ossigeno nel sangue...
Se quel coso funzionava davvero, le cose stavano davvero maluccio...
"Jack... sei stato grande! Hai avuto il sangue freddo di gestire tutta la situazione! Io mi sentivo Joe Black..."
Già... sangue freddo...
Quando mi trovavo davanti al pupazzo per le esercitazioni, mi ero chiesto tante volte cosa avrei fatto se al suo posto ci fosse stata una persona vera...
Ma sono cose che ti domandi e speri non possano accadere mai... e invece...
"Chi abbiamo adesso in lista?" domandai...
"La signora Mellory"
"Andiamo dai.. che siamo già in ritardo..."
E mentre guardavo fuori dal finestrino, la mia mente era piena di: "E se..."
Condizionalmente vostro
Jack
In una sera in cui anche la tecnologia mi ha abbandonato, vorrei dedicare questa canzone ad una persona che vorrei fosse qui in questo momento...
So, so you think you can tell Heaven from Hell,
blue skies from pain.
Can you tell a green field from a cold steel rail?
A smile from a veil?
Do you think you can tell?
And did they get you to trade your heroes for ghosts?
Hot ashes for trees?
Hot air for a cool breeze?
Cold comfort for change?
And did you exchange a walk on part in the war for a lead role in a cage?
How I wish, how I wish you were here.
We're just two lost souls swimming in a fish bowl, year after year,
Running over the same old ground.
What have we found? The same old fears.
Wish you were here.
(Pink Floyd - Wish you were here)
Musicalmente vostro
Jack
Seduto ai bordi della pista osservo pensieroso l'invenzione di Leonardo, ferma davanti ai miei occhi...
Insistente, una domanda staziona nella mia mente: se avesse potuto realizzarla, si sarebbe fidato così tanto da provarla?
Forse sì... alle cose che si creano con le proprie mani si dà sempre fiducia.
Mi domando invece se io riesca ancora a dare fiducia alle persone...
Forse no...
Pensierosamente vostro
Jack
Sono un viaggiatore del tempo e dello spazio.
I miei stati d'animo hanno corso su rotaie e volato fra milioni di nuvole.
Hanno deciso una vita di continuo movimento per sfuggire alle attese.
Sempre alla ricerca di una risposta.
Sempre credendo che la pace potesse misurarsi in chilometri...
Dedico questa frase di Seneca a tutti coloro che pensano che il movimento sia ilrimedio per uscire dalla loro staticità interiore.
"Hoc tibi soli putas accidisse et admiraris quasi rem novam quod peregrinatione tam longa et tot locorum varietatibus non discussisti tristitiam gravitatemque mentis?
Animum debes mutare, non caelum..."
(XXVIII. SENECA LUCILIO SUO SALUTEM)
(J.C.)