Sei sei triste, se ti senti solo/a, se i tuoi genitori limitano la tua creatività proibendoti di scrivere le tue massime sui muri di camera tua allora questo è il posto giusto per te... Se vuoi suicidarti invece no! :P
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Nome: Jack Calatrasi
Sono Jack Calatrasi, nato in Italia ma emigrato in America per lavorare presso L.A. Santadellabalera Memorial Hospital. Ho lasciato il mio mondo per venire a Gao per ritrovare l'altra parte di me che ho perso.
utente anonimo in Descrivere se stessi...
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Quella notte Jack si addormentò tra mille pensieri.
Nessuno di essi però uscì fuori dalla sua mente, nessun messaggio...
"Cosa mi scriverai stasera?" chiese lei ancora col sapore di un bacio.
"Nulla... stasera non scriverò nulla" rispose lui preso ancora da quel incomprensibile sapore.
Un sapore che faceva girare al contrario il mondo: piangeva chi rifiutava e non chi veniva rifiutato.
Inutile chiedersi che senso avesse tutto ciò. Domande che solo gli stolti possono porsi o chi trova piacevole far soffrire se stesso cercando qualcosa che può non esistere ed essere solo frutto del momento.
Jack non credeva più ai momenti perchè per la maggior parte di essi la vita era solo un carnevale.
Alla stregua dei bambini, giocavano a travestirsi ed il loro travestimento era tanto più credibile quanto più pura era la persona che avevano davanti.
Jack si lasciava avvolgere da quell'abbraccio e si perdeva in quel cielo costellato di baci, così scuro da non riuscire più a distinguere la linea dell'orizzonte, così intensi da non riuscire più a distinguere il confine.
"Se non vuoi stare con me allora perchè mi baci?" domandò lui di fronte all'ennesima copia di mille riassunti.
"Ho bisogno di tempo... e... perchè volevo farlo"
"Domani non ricorderai più nulla..."
"Non pensare al domani, non sei felice adesso?"
"Non come vorrei" e alzò gli occhi al cielo per vedere quella spada che pendeva silenziosa sopra la sua testa. Attaccata ad un filo sottile, sulla sua tagliente lama c'era inciso il severo monito del passato.
Un monito che lui si proponeva sempre di seguire ma che finiva sempre per ignorare perchè non era quella la sua natura.
"Tu non sei innamorato di me" affermò lei.
"Cosa te lo fa pensare?"
"Perchè altrimenti ci staresti molto più male"
"Non fidarti solo di ciò che si pone mero davanti ai tuoi occhi. Chiudili e ascolta ciò che c'è intorno. Forse riuscirai ad avvertire una voce che giace soffocata. Vorrebbe uscir fuori e narrare tante cose ma qualcosa, o meglio qualcuno, la tiene chiusa dentro di sè. Non vuole farla uscire perchè poi non potrebbe più rinchiuderla e soffrirebbe a vederla morire inascoltata.
Troppe volte mi sono lasciato trasportare dalle persone sbagliate. E ciò che mi hai detto prima non depone certo a tuo favore."
Trascorsero il resto della serata abbracciandosi e baciandosi in una strada che non aveva nè direzione nè segnali.
Nessuna striscia bianca separava la banchina dalle corsie perchè nessuno vi era mai passato prima a segnar qualcosa.
Era tutto ignoto. L'unica cosa certa era la coscienza di se stessi, di trovarsi lì in quell'ìstante come quando si osserva una mappa e si scorge il punto rosso "You are here".
Fu una notte lunga e tormentata.
Ai sogni si susseguivano incubi, un caldo innaturale che portava a scoprirsi, forti rumori di qualcosa che cadesse.
Ognuna di queste cose lo svegliava e lo riportava al mondo reale e a ciò che era accaduto poche ore prima.
Erano appena le cinque del mattino.
Il più classico e frequente degli incubi: una ragazza tra le sue braccia e qualcosa di profondamente malvagio che si stava velocemente impossessando di lei e lui si opponeva con tutto se stesso a questa cosa.
La guardava incessantemente con occhi ardenti di ferma volontà e intensa passione senza alcuna paura. Stava combattendo una guerra con quelle sole potenti armi e con una voce, più simile ad un ruggito, che gridava:"Vai via da lei!"
Sentiva di potercela fare ma, proprio ad un passo dalla vittoria, si risvegliava.
E si svegliava tutto sudato, con la voce tirata come se avesse gridato sul serio e con quegli stessi occhi.
Un sogno che porta dentro di sè la metafora di lottare per qualcosa che si desidera davvero e di non fermarsi davanti a nulla.
Questo è Jack Calatrasi.
Questa è la sua anima.
Alle 8.30 la sveglia lo ricondusse al mondo reale.
Mentre faceva colazione accese il cellulare desideroso di sentirlo suonare ma consapevole di trovarlo muto.
Invece suonò...
Un messaggio.
"Non mi sono dimenticata... Buona giornata!"
Accese la radio e trovò una canzone che gli aveva fatto compagnia durante le notti passate.
Dentro al replay
fra miliardi di altri ci sei
e non hai scia
luminosa d'auto
anche di periferia
come i sogni che farai
o prenderai a noleggio
quando ti addormenterai
con le scarpe sul letto
Dentro al replay
con la testa girata un po' in su
da fotografia
ci sei anche tu prima di andare via
"se rimango ancora qui
è come se morissi
e guardandomi allo specchio
ad un tratto sparissi"
Cadono le stelle e sono cieco
e dove cadono non so
cercherò, proverò, davvero
ad avere sempre su di me il profumo delle mani
riuscire a fare sogni tridimensionali
non chiedere mai niente al mondo
solo te
come una cosa che non c'è
cercando dappertutto anche in me
ti vedo
Dentro al replay
per un attimo c'ero e anche lei
ma in quel momento
qualcosa ho cancellato
si è fermato il tempo, la sua regolarità
e come se morissi
è sparita anche la luna,
è cominciata l'eclissi
Cadono le stelle
allora è vero
e io non so se ci sarò
dove andrò
non lo so se lo merito o no
se correggerò gli effetti dei miei guasti nucleari
se troverò il coraggio ti telefono domani
e più sarò lontano e più sarò da te
dimenticato e muto
come uno che non c'è
tornerò, tornerò davvero
a sentire su di me profumo delle mani
di notte io farò sogni tridimensionali
senza chiedere mai niente al mondo
neanche a te
senza chiedermi perché
ti vedo dappertutto
anche in me
ti vedo
(Replay - Samuele Bersani)
